IO E MIO NONNO,una “STORIA D’AMORE”.

 

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Ciao a tutti ragazzi,
oggi faccio un salto nel passato insieme a voi,
raccontandovi una storia personale molto forte,
ma forte perchè colma di amore e di sfortuna
e questa storia riguarda proprio me e mio nonno materno Vincenzo Fiscelli.

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“Nonno,nonna,mamma e zie”

Da piccolissimo temevo un sacco mio nonno,
era un uomo pieno di carattere che ad un solo sguardo poteva immobilizzarti.
Nato a Frosinone e Padre di 6 Figlie femmine,
nonno Vincenzo non amavo molto i maschietti,
anzi, diciamo che era molto geloso e possessivo delle sue figlie
e la stessa cosa era verso le nipoti femmine,
di cui ahimè aveva ben più riguardo.
Non ho mai capito realmente perchè, però era cosi.

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“Nonno e Nonna”

All’età di 14 anni,
mio nonno durante un viaggio in America da mia zia Enza,
ebbe la sfortuna di avere diversi ICTUS
che lo resero immobile dalla parte destra del corpo,
non vi nego che fu strano vederlo partire con il suo esser UOMO ALFA
e vederlo tornare su una sedia a rotelle
e purtroppo con metà corpo paralizzato.
Ma questa sua grande sfortuna, diciamo che ha portato fortuna per altro.
Da quel momento,
mio nonno aveva bisogno di assistenza,
non per tutto, anche perchè il suo esser MASCHIO ALFA veniva sempre fuori,
ma per sbrigare le cose di sempre e fare ginnastica.
Da li abbiamo dovuto iniziare a passare del tempo insieme da soli,
io ero tra i più giovani della famiglia ( ai tempi)
ed ero spessissimo a casa dei nonni,
quindi la mattina o il primo pomeriggio lo portavo fuori.

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“Nonno in America con mia zia Enza, mia nonna e mio cugino DOminique”

La cosa che non sapevo di lui è che era amato da tutto il paese,
non c’era persona che non lo fermava per salutarlo,
per abbracciarlo o per dargli un bacio,
iniziavamo a fare i soliti giri con la carrozzina,
ed ormai avevo conosciuto tutti gli amici di nonno,
compreso alcuni che ero un po “acciaccati” come lui,
ma tutti volevano bene anche a me.
Pulivo il suo garage e sistemavo tutta la ferraglia e gli oggetti
che nonno nel tempo aveva trovato,
tagliavo le siepi del palazzo con la sua super visione
ed ogni tanto avevo un premio per me speciale,
il suo dirmi “SEI STATO BRAVO MAURì”!
Comunque passa il tempo e arrivo ai 17 anni,
dove la mia omosessualità per me era ormai chiara
e nonostante con nonno parlassi di tutto,
non riuscivo a dirgli questa cosa,
avevo paura che nel suo essere MASCHIO ALFA
che lo avrei deluso o forse mi avrebbe ripudiato.

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“Al matrimonio dei miei genitori” 

Durante una mia vacanza nelle campagne fiorentine a casa di amici,
ricevo la chiamata di mia madre
che m informò che nonno era all’ospedale
e che gli era stato diagnosticato un tumore ai polmoni ad uno stadio elevatissimo
e che forse non avrebbe passato la notte.
Scappai da Firenze e corsi all’ospedale di Livorno,
con la morte nel cuore e tanti pensieri nella testa
ma arrivato all’ospedale venni formato che nonno era in sala rianimazione,
che lo avevano salvato per quella notte,
ma la sua fine non era per niente troppo distante.
Come ben sapete in sala rianimazione,
fanno entrare solo una persona e in un determinato orario,
le mie zie e mia madre erano tutte sconvolte,
e l’unica cosa che pensavo è che volevo parlargli,
volevo vederlo, guardarlo, dirgli tutto prima che fosse troppo tardi.
Non ricordo esattamente come sia andata,
che le mie zie e mia madre abbiano deciso che dovessi entrare io
il giorno dopo, ma questa è una delle cose più belle che hanno potuto fare per me,
pur non sapendo cosa avevo nella mente,
mi avevano dato una grandissima opportunità.
Arriva il momento di entrare,
mi ripeto mille volte nella testa che non dovevo guardarlo male,
nonna mi aveva avvertito che era tutto intubato e che aveva difficoltà nel parlare,
quindi volevo arrivare li davanti,
dargli un bacio, dirgli tutta la mia verità e scappare,
ma il destino volle che,
arrivato davanti al suo letto,
che era l’ultimo in fondo alla stanza coperto da tutti gli altri teli verdi,
lui era li, seduto, che mangiava i biscotti inzuppati nel thè.
Rimasi di ghiaccio, non me lo aspettavo di vederlo “in forma”,
come ci siamo visti,
lui deve aver capito qualcosa e si mise a piangere,
io non era da meno, ma presi coraggio e gli dissi testuali parole:
“NONNO…MI SONO INNAMORATO DI UN UOMO….”
Lui mi guardò con degli occhi bellissimi,
mi prese con la mano la parte dietro del collo e mi spinse
fino a dargli un bacio a stampo in bocca!
ERO PIETRIFICATO MA CONTENTO!
Mi guardò e iniziò a parlarmi in inglese,
dicendomi che mi amava e che ero un nipote perfetto!
Inutile dirvi che da quel momento sono diventato forte, molto forte
e quando usci dalla sala rianimazione,
ero felice e triste nello stesso tempo.

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“qualcosa in comune con nonno”

Per i due mesi consecutivi prima della sua morte,
nonno ha voluto sempre che lo salutassi con un bacio a stampo in bocca,
senza mai dire una parola a nessuno di quello che gli avevo detto,
se lo portò con se, senza nessun pregiudizio e problema.
Ormai sono passati tanti anni
e ogni tanto ci penso e penso a lui e a tutti quei pomeriggi insieme
e sono cosi grato di aver avuto veramente modo di conoscerlo fino in fondo
e di poterlo amare per sempre.

Mauriziano.

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